venerdì, giugno 10th, 2011
Riportiamo il racconto di Gianluigi, membro della nostra associazione, che ha partecipato ad una recente puntata (1/5/2011) di Brasil , programma di Radio 1 dedicato al Brasile, alla sua musica e alla sua splendida cultura.
Questo è il primo racconto che inaugura, all’interno del nostro blog, una nuova sezione dedicata a tutto ciò che riguarda il Brasile contemporaneo, sperando di poter condividere con voi questa nostra passione.
“In quanto associazione cinematografica noi ragazzi dell’Olmo Nero cerchiamo di comunicare attraverso il cinema, e quest’anno speriamo di poterlo fare attraverso il cinema brasiliano. Ma ora voglio raccontarvi la mia storia…Era notte e, dopo un viaggio lungo e pieno di entusiasmo ero lì, dinanzi al cavallo della Rai..non passarono dieci minuti che incontrai Francesco Loccisano,virtuoso della chitarra battente ed altri amici,ognuno con la sua storia ed ognuno legato ad un nome importante! Subito diventiamo amici, la stessa malattia per la musica, la stessa passione ci univa e ci dava l’impressione di conoscerci da anni! MAx ci aspetta, ero emozionato all’idea di stringere la mano a colui il quale, con la sua voce e la sua musica. accompagnava notti di pioggia o di luna piena, fino ad un’ora prima che sorgesse il sole! Trovai Max De Tomassi dinanzi a me, intellettuale di cultura brasiliana, lessi subito nei suoi occhi la sua volontà di sapere. C’è chi legge, ascolta musica e la sua cultura si limita a questo! Max vive ciò che ascolta, vive ciò che legge! Mi accolse con la frase: ‘la vita è l’arte dell’incontro’. Poi indimenticabile la sensibilità di Susanna Stivali, una delle migliori voci jazz italiane. Non dimenticherò il suo sguardo verso lo strumento suonato da Francesco, così attento e così affascinato, quasi infantile! Non dimenticherò il suo entusiasmo nell’ascoltarmi quando parlavo di poesia brasiliana! Lei così affermata e sempre con sete di conoscenza,sete di sapere! Eravamo in onda e vidi dove nasceva quella bella voce che ogni volta che l’ascoltavo non faceva che aggravare la mia malattia per il Brasile. Lo studio era azzurro, e noi eravamo lì, come vecchi amici a parlare di noi, incontri importanti si mescolavano con avvenimenti curiosi della propria vita privata! Max è la persona che ti invita in radio come se fosse casa sua, ti mette a tuo agio, ti ascolta quando parli, ti sorride quando ti emozioni! Avevo un libro di aforismi di Mario Quintana con me, alcuni letti durante la serata, rimasi estasiato nell’imaginare che la mia cospicua cultura venisse comunicata a più di 3000 persone! Non mi sentii mai a disagio, eravamo amici venuti da diverse parti d’Italia a parlare di noi stessi mentre le onde si propagavano nell’etere…”
Se voleste approfondire vi rimandiamo all’ottimo blog che Gianluigi aggiorna quotidianamente con articoli e interventi molto interessanti:
http://gianzinho-culturabrasil.blogspot.com/
Infine vi consigliamo vivamente di ascoltare “Brasil”, un fantastico progetto portato avanti con grande passione da Max De Tomassi ed un vero e proprio riferimento in Italia per tutti gli amanti della cultura brasiliana.
http://www.rai.it/dl/radio1/2010/programmi/Page-b4ebb208-b4c9-4a56-accd-5c1d4f0febee.html
lunedì, dicembre 20th, 2010
Finalmente si parte, con un progetto che avevamo in mente da tempo e per varie ragioni non siamo mai riusciti a realizzare prima: i “Midnight Movies”.
Riproporremo alcuni film ‘cult’ del cinema proiettandoli ad un orario insolito ma speciale, per recuperare l’atmosfera originale di suspence e clandestinità.
Giovedì 23 Dicembre – Auditorium Comunale
ore 22.30 Midnight Movies (2008-documentario)
a seguire The Rocky Horror Picture Show (1975)
Domenica 26 Dicembre – Auditorium Comunale
ore 23.30 La notte dei morti viventi (1968)
Domenica 2 Gennaio – Auditorium Comunale
ore 23.30 Suspiria (1977)
Martedì 4 Gennaio – Auditorium Comunale
0re 23.30 Non aprite quella porta (1974)

mercoledì, novembre 3rd, 2010

“La vita di un uomo non si può spiegare con una sola parola”
Poco prima di morire, ormai assorto in una visione lontana, Charles Foster Kane recita quest’unica parola: “Rosebud”. Ma chi è Charles F. Kane? Kane è, o meglio, è stato un uomo potentissimo, magnate dell’editoria, colui che controllava “l’impero dell’impero”; Kane era cinico, ribelle, magnanimo, insensibile, egoista, a seconda di chi, tra le poche persone che lo hanno conosciuto da vicino, con i suoi ricordi, ne delinea il carattere e la personalità.
Cos’è, invece, Rosebud? Durante tutto il film si cerca invano il significato della parola, come se fosse la vera chiave di lettura dell’esistenza di Kane. Nell’ultima scena ne verrà svelato il “valore” ma l’inquadratura permette solo allo spettatore di partecipare alla scoperta. I protagonisti del film rimangono inconsapevoli; una ricerca il cui senso sta nella ricerca stessa e non nel risultato raggiunto: una sola parola non potrà cambiare quello che il potente tycoon ha significato per loro. Per Kane, invece, la ricerca di senso dura un’intera vita ma, allo stesso modo, l’ultimo istante non muta quello che lui ha scelto di essere e il modo in cui si è fatto rappresentare – un cancello d’ingresso alla sua immensa dimora con su scritto “no trepassing”, una casa piena di cimeli, statue, collezioni sterminate di oggetti.
E’ impossibile parlare di Quarto Potere senza considerare l’epoca storica in cui venne prodotto. Se ad un occhio contemporaneo il film può sembrar aver perso la sua carica espressiva e narrativa bisogna sottolineare che l’opera di Welles rivoluzionò per sempre il modo di fare cinema – tutto ciò è ancora più incredibile se si pensa che quello fu l’esordio per il grande regista americano. Paragonato ai film dell’epoca – ‘Via col Vento’ era uscito solo due anni prima – ‘Citizen Kane’ è una
forza naturale, che dura ancora oggi. Welles introdusse numerose innovazioni, tecniche e narrative: il ‘pan-focus’, un procedimento che permette di mettere a fuoco sia i personaggi in primo piano che quelli sullo sfonfo, il piano-sequenza, l’utilizzo del sonoro, la fotografia quasi ‘gotica’, la narrazione e la struttura temporale. Tutto ciò, in aggiunta al grande carisma dello stesso Welles, che rivaleggia solo con quello del suo personaggio Charles Kane, ha reso ‘Quarto Potere’ un film fondamentale, imprescindibile, “geniale nel senso più cupo e oscuro del termine” come scrisse Borges.
“Appartengo a una generazione di cineasti che hanno deciso di fare film avendo visto Quarto potere” (François Truffaut)
Titolo originale: Citizen Kane
Nazione: U.S.A.
Anno: 1941
Regia: Orson Welles
cast: Orson Welles (Charles F. Kane), Everett Sloane (Bernstein), Paul Stewart (Raymond), Joseph Cotten (Jedediah Leland)
sabato, ottobre 2nd, 2010

“What is the most resilient parasite? Bacteria? A virus? An intestinal worm? An idea. Resilient… highly contagious. Once an idea has taken hold of the brain it’s almost impossible to eradicate. An idea that is fully formed – fully understood – that sticks; right in there somewhere”.
Qual è il parassita più resistente, ancora più di un virus o di un batterio? Un’idea. Un’idea è così contagiosa che quando prende possesso del nostro cervello è quasi impossibile da sradicare.
Leonardo DiCaprio è Dom Cobb, un ladro professionista a capo di una squadra che si occupa di rubare i segreti più nascosti dalla mente delle persone penetrando nei loro sogni. Sarà proprio la loro ultima vittima a commissionare a Cobb un nuovo, rischiosissimo incarico: non più rubare idee o segreti ma realizzare un “inception” cioè un innesto, vale a dire penetrare nella mente del malcapitato e, destreggiandosi fra le molte insidie del suo subconscio, seminare un’idea e lasciarla germogliare in modo che alla fine il soggetto creda quella stessa idea come la propria. Niente di più semplice, vero?
Inception è un film sui sogni o la metafora utilizzata per parlare di qualcos’altro? Come collocarlo all’interno del percorso cinematografico del regista Christopher Nolan? Molte delle analisi pubblicate in questi giorni si sono concetrate proprio su questi aspetti. Credo che allo spettatore debba interessare poco, almeno nell’immediato, rispondere a queste domande.
Il modo migliore per godersi questo splendido film è accettare la provocazione cinematografica di Nolan a seguirlo negli intricati percorsi narrativi, sogni che sognano altri sogni, che lentamente si schiudono, e in una non meno sottile provocazione filosofica, quella che potrebbe rappresentare il vero innesto del regista nelle nostre menti, un tema certo non nuovo al cinema: cos’è esattamente “realtà”? Che differenza c’è tra sognare ed essere svegli? E se tutto il mondo che ci circonda non fosse altro che un sogno, frutto della nostra immaginazione?

Titolo originale: Inception
Nazione: USA/UK
Regia: Christopher Nolan
Cast: Leonardo DiCaprio (Dom Cobb), Joseph Gordon-Levitt (Arthur), Ellen Page (Arianna), Tom Hardy (Eames), Ken Watanabe (Mr. Saito), Tom Berenger (Peter Browning), Marion Cotillard (Mal Cobb)
(Immagine 1: M.C. Escher, Print Gallery. Litografia,1956.
Immagine 2: M.C. Escher, Relativity.Litografia, 1953.
Da www.mcescher.com)
venerdì, agosto 20th, 2010
La storia la scrivono i vincitori, sempre. Ognuno, crescendo e affrancando la propria cultura dalle fonti classiche come i libri scolastici, si accorge di quanto questo sia vero. E tutto ciò vale non solo per i grandi eventi o per le vicende controverse e non raccontate – forse proprio perché non favorevoli ai vincitori – ma anche per ogni altra traccia, anche piccola, che la storia lascia in eredità. Ed allora ecco che anche la toponomastica, il nome di una piazza o una strada, una statua, assumono tutt’altro significato.
Partendo da tali premesse Pino Aprile cerca di raccontare, nel suo nuovo libro Terroni, alla vigilia dei centocinquant’anni dell’Unità d’Italia, una storia diversa da quella alla quale abbiamo creduto per anni. Le migliaia di piazze e strade dedicate a Garibaldi, Cavour, Bixio non recano alcun significato eroico, anzi, trovandosi nei centri delle città meridionali, somigliano ancor di più ad una beffa.
Il sottotitolo del libro recita “tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero meridionali”. Viene allora da chiedersi se non sia possibile credere alla tesi di un grande complotto di stato, realizzato dai Savoia e dalle potenze straniere dell’epoca, per vincere e sottomettere gli abitanti dell’ex Regno delle Due Sicilie. E, se anche ciò fosse vero, cosa dovrebbero farsene i meridionali di oggi di questa “nuova” identità storica? Ha senso, mentre a livello nazionale si parla insistentemente di federalismo, iniziare una campagna di recriminazioni verso il nord “ladrone”?
Si parlerà di tutto questo e anche delle prospettive future per lo sviluppo della nostra comunità, oggi pomeriggio alle 17, presso l’Auditorium Comunale, con la presenza dello stesso autore che animerà il dibattito, al quale seguirà la proiezione del film “Li chiamarono Briganti”.
L’evento si inserisce all’interno della Cinezone, la rassegna cinematografica dell’Ariano Folk Festival, organizzata dall’associazione cinematografica “L’Olmo Nero” in collaborazione con il Forum della Gioventù
.
domenica, luglio 25th, 2010
Il terzo appuntamento della cinezone 2010 ripropone l’accoppiata film+ospite, per rendere più completa la partecipazione e la comprensione degli argomenti trattati.
Il film che verrà proiettato è “Hunger” e racconta la storia di Bobby Sands, un attivista nordirlandese morto nel carcere di Long Kesh, dopo un lungo sciopero della fame, portato avanti per protestare contro le condizioni inumane che le autorità inglesi applicavano nei confronti dei prigionieri irlandesi. L’ospite, invece, sarà Silvia Calamati, giornalista ed esperta della questione nordirlandese.
Perché parlare adesso di Irlanda del Nord? Abbiamo colto l’occasione dell’uscita di Hunger, davvero un bellissimo film, ma non solo. La questione nordirlandese è ancora attuale, la situazione rimane calda, nonostante la volontà e le azioni, di entrambe le parti, per mettere fine ai conflitti e alle rappresaglie. E’ una storia che pochi conoscono, simile a tante altre storie di oppressioni e soprusi, piena di carnefici ed eroi – a seconda del punto di vista dal quale li si giudica – in cui la verità si confonde tra i mille risvolti degli eventi, lasciando come unica certezza il numero delle vittime innocenti, quelli cioè che non fanno la Storia, quella con la s maiuscola.
Ecco una scheda conoscitiva:
SILVIA CALAMATI
Giornalista e scrittrice, si occupa della questione irlandese dal 1982. Ha vissuto due anni a Dublino e trascorso lunghi periodi a Belfast. Tra il 1990 e il 1995 ha seguito il problema dell’Ulster per il settimanale Avvenimenti. Dal 1995 collabora, dall’Italia e da Belfast, con emittenti radiotelevisive nazionali ed estere, in particolare con RAI NEWS 24. Per il suo impegno di giornalista e scrittrice nel 2002 ha ricevuto a Belfast il premio internazionale TOM COX AWARD.

TRADUZIONI
Un giorno della mia vita (Feltrinelli, 1996) di Bobby Sands, il giovane prigioniero repubblicano irlandese che nel 1981 si lasciò morire di fame nel carcere nord-irlandese di Long Kesh, assieme a nove suoi compagni di prigionia;
Guerra e liberazione in Irlanda. La Chiesa del conflitto (Edizioni della Battaglia, 1998), scritto dal sacerdote nord-irlandese Joseph McVeigh;
Il diario di Bobby Sands. Storia di un ragazzo irlandese (Castelvecchi, 2010): la biografia di Bobby Sands pubblicata in Italia assieme a Laurence McKeown (ex compagno di prigionia di Sands) e Denis O’Hearn, ex giornalista di Belfast e oggi professore alla Binghamton University (USA).
OPERE
Irlanda del Nord. Una colonia in Europa (Edizioni Associate, 2005);
Qui Belfast. 20 anni di cronache dall’Irlanda di Bobby Sands e Pat Finucane (Edizioni Associate, 2008): una raccolta di 20 anni di articoli sul conflitto nord-irlandese, scritti in gran parte dall’autrice e riferentisi al periodo 1984-2004;
Figlie di Erin. Voci di donne dell’Irlanda del Nord (Edizioni Associate, 2001), che nel 2007 ha vinto il Concorso Internazionale di Narrativa “Storie di Donne” (Salerno) e il premio “Il Paese delle Donne”, promosso dalla Casa Internazionale delle Donne di Roma.
Il libro è stato tradotto in tre lingue (inglese, spagnolo e gaelico):
Women’s Stories from the North of Ireland (Belfast, Beyond the Pale, 2002)
Hijas de Erin. Voces de Mujeres de Irlanda del Norte (Barcellona, Icaria, 2006)
Scéalta Ban ó Thuaisceart na hÉireann (Dublino, Coiscéim, 2010).

mercoledì, luglio 7th, 2010

Heima in islandese significa “a casa”, quelle magiche parole che pronunciamo dopo un lungo viaggio, quando finalmente la lingua, le persone, i luoghi ci appartengono e noi ci sentiamo perfettamente parte di essi.
Dopo il tour mondiale per promuovere l’album “Takk”, che li ha consacrati a livello mondiale, i Sigur Ros decidono di omaggiare la loro terra, l’amata Islanda, con una serie di esibizioni gratuite, la maggior parte in piccoli centri e sperduti villaggi di pescatori.
Quei concerti diventano così un naturale momento di aggregazione della comunità più che un appuntamento mondano e spettacolare.
Come sempre, nel modo stesso di descrivere la cosa amata si esprimono anche le caratteristiche che rendono unico il nostro rapporto con essa. Attraverso questo documentario, i Sigur Ros ci raccontano la loro Islanda, fatta di lunghi silenzi, di tradizioni, di paesaggi incantati, di persone semplici e unite. Non è certo l’Islanda del boom economico, delle banche, dello sviluppo selvaggio, quella che, per la brama di ricchezza di pochi, ha condotto un’intera nazione alla bancarotta.
Comunque, i riferimenti a questo periodo storico recente, anzi recentissimo, non mancano; sono rimaste tracce indelebili, nelle persone ma anche nella natura, nella geografia dell’isola. Nel 2000 il governo islandese decise di avviare il progetto Karahnjukar, cioè la costruzione di 9 dighe per la produzione di energia idroelettrica in una delle zone più intatte e selvagge del paese.
Il momento più emozionante del film è proprio quello in cui i Sigur Ros suonano acustico sull’altopiano del Karahnjukar, che di lì a poco verrà completamente distrutto dalla sterminata ambizione umana e dagli interessi economici di qualche multinazionale.
Video “Vaka”
Video “Agaetis byrjun”

Titolo originale: Heima
Nazione: Islanda
Anno: 2007
Regia: Dean DeBlois
Cast: Jón Þór Birgisson, Georg Hólm, Kjartan Sveinsson, Orri Páll Dýrason, Hildur Ársælsdóttir, María Huld Markan Sigfúsdóttir, Edda Rún Ólafsdóttir, Sólrún Sumarliðadóttir.
mercoledì, giugno 16th, 2010

ROY: “Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi“.
Los Angeles, anno 2019. La città del futuro immaginata dagli sceneggiatori del film non è molto diversa dalla periferia di una metropoli attuale: un groviglio fatto di grattacieli ed edifici tetri, un’eterna penombra in cui si agitano e vivono milioni di persone.
Quattro replicanti (androidi) sono scappati da una base spaziale e sono fuggiti sulla terra, cercando di mimetizzarsi tra gli uomini. L’investigatore Rick Deckard (Harrison Ford) viene messo sulle loro tracce, con il compito di stanarli ed eliminarli, dato che essi rappresentano una minaccia; in realtà qui le classiche categorie del “buono” e del “cattivo” non esistono più.
L’uomo è riuscito a controllare così bene la tecnologia da fabbricare degli “esseri” simili a sé stesso, addirittura in grado di provare dei sentimenti. La società ha dunque realizzato uno dei miti della tecnologia: sostiuirsi a Dio. Attraverso un procedimento industriale è l’uomo stesso che dà la vita; gli oggetti viventi che crea sono così perfetti – o imperfetti, a seconda dei punti di vista – da avere una durata limitata di quattro anni. Eppure essi sentono qualcosa dentro che li spinge a lottare: la necessità di ribadire la propria esistenza e la speranza di poter continuare a vivere, alla pari di qualsiasi altro uomo.
E’ proprio dalla contrapposizione di ruoli solo apparentemente stabili (umano contro androide, naturale contro artificiale, reale contro finzione) che si sviluppano le numerose chiavi di letturadel film. Del resto l’opera cinematografica si ispira alle visioni distopiche di Philip Dick (il film, in particolare, è tratto dal romanzo “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?”) e infatti ne ripropone, in forma diversa, le tematiche.
Il finale di Blade Runner fu riadattato dal regista, all’epoca dell’uscita del film. Solo dieci anni più tardi fu distribuita una nuova versione (Blade Runner – Director’s Cut) in cui la visione è ancora più pessimista, portando alle estreme conseguenze il rapporto tra l’uomo e la tecnologia - chi è veramente umano? Non siamo forse tutti androidi, dato che non sono gli androidi ad assomigliare agli uomini, ma gli uomini ad assomigliare agli androidi.

Titolo originale: Blade Runner
Nazione: U.S.A.
Anno: 1982
Regia: Ridley Scott
Cast: Harrison Ford (Rick Deckard), Rutger Hauer (Roy Batty), Sean Young (Rachael), Daryl Hannah (Pris), Brion James (Leon), Joanna Cassidy (Zhora), Edward James Olmos (Gaff)
mercoledì, giugno 9th, 2010

CAVALIERE: “Chi sei tu?”
MORTE: “Sono la morte”.
CAVALIERE: “Sei venuta a prendermi?”
MORTE: “E’ già da molto che ti cammino al fianco”.
CAVALIERE: “Me n’ero accorto”.
MORTE: “Sei pronto?”
CAVALIERE: “Il mio spirito lo è. Non il mio corpo”.
In questo breve dialogo iniziale è racchiusa un po’ tutta l’essenza, non solo del film, ma soprattutto della filosofia esistenziale di Bergman.
Il cavaliere Antonius Block all’inizio è temerario, sfida la morte in un’ultima partita a scacchi, che non cambierà certo il suo destino già segnato, ma gli permetterà di guadagnare tempo. E in questo tempo, così strappato alla Morte, egli riuscirà a riconsiderare per intero la sua vita e ad esprimere l’angoscia di un’esistenza sempre in bilico tra il nulla e l’assolutismo religioso che porta ad infliggere torture e condannare al rogo chiunque sia sospettato di vicinanza con il maligno.
Gli interrogativi che accompagnano il suo viaggio sono quelli eterni, a cui da sempre l’uomo cerca di dare risposta.
MORTE: “Perché non la smetti di fare domande?”
CAVALIERE: “No, non la smetterò”.
MORTE: “Tanto nessuno ti risponde”.
Non si può immaginare la vita come “un vuoto senza fine”, è per questo che l’uomo ha sempre avuto bisogno di una rappresentazione diversa, a cui dare il nome di Dio. Forse è proprio nella fede che, dando una risposta al grande mistero, ci giunge la salvezza dall’abisso.

Titolo originale: Det Sjunde Inseglet
nazione: Svezia
anno: 1957
regia: Ingmar Bergman
cast: M. Von Sydow (Antonius Block), B. Ekerot (La Morte), G. Björnstrand (Jons), N. Poppe (Jof), B. Andersson (Mia), B. Anderberg (Raval)
martedì, giugno 8th, 2010


Partecipare all’Ariano Folk Festival è, tra le varie cose, una vera e propria esperienza di viaggio: si incontrano, attraverso la musica e le canzoni, culture diverse, si scoprono nuovi mondi.
In questi anni, senza nemmeno accorgercene, abbiamo attraversato il globo in lungo e in largo, percorso migliaia di chilometri, pur rimanendo, alla fine, fermi in pochi metri quadrati.
La Cinezone, la rassegna cinematografica dell’AFF, aggiunge all’esperienza sensoriale del suono e della musica, quella delle immagini, dei colori, delle parole. Durante il Festival, per qualche ora al giorno, dimenticherete di essere seduti su delle comode poltrone, dimenticherete anche di essere in un cinema, perché vi condurremo in un viaggio attraverso realtà lontane e spesso sconosciute: le vedrete dall’interno, respirandone l’odore e conoscendone i protagonisti.
Il percorso di quest’anno parte da Londra, nei sobborghi della città, per incontrare le varie tifoserie di calcio, in particolare i temibili supporters del West Ham, con le loro vite regolari e monotone che esplodono, violentemente e quasi con la stessa regolarità, il giorno della partita (Hooligans, 18 Agosto); la seconda tappa è Sarajevo, Srebrenica, Tuzla, i luoghi dei massacri e dei genocidi avvenuti, nei primi anni ’90, durante la Guerra dei Balcani (Rata Nece Biti!, 20 Agosto); la fermata successiva, invece, è la stazione di Bucarest, tra i boskettari – ragazzi di strada che vivono nelle fognature, respirando colla e vendendo il proprio corpo per pochi spiccioli – visti, però, attraverso gli occhi di un magico clown, Miloud Oukili, che alla fine riesce a redimerli e ad insegnare loro il rispetto per sé stessi (Pa-ra-da, 21 Agosto); poi, saremo ancora in Inghilterra, stavolta tra un gruppo di skinheads all’epoca della guerra delle Falklands e del governo di Margaret Tatcher (This is England, 22 Agosto); il viaggio, infine, prosegue, ancora nei Balcani, tra atmosfere surreali ed episodi tragicomici, con un omaggio ad Emir Kusturica e allo sceneggiatore dei suoi primi due film, il poeta Abdullah Sidran (Ti ricordi di Dolly Bell?, 23 Agosto).
18 Agosto – Hooligans

Un aspirante giornalista americano di nome Matt, espulso ingiustamente da Harvard, decide di voltare pagina raggiungendo la sorella a Londra. Appena sbarcato nel vecchio continente, Matt si imbatterà nel proprio cugino acquisito, fratello del cognato, leader della frangia più violenta degli ultrà del West Ham United, football club londinese. Il giovane si ritroverà così catapultato in una guerra tra fazioni, vero e proprio motivo di vita per gli hooligans; accolto nella “famiglia”, ne sposerà la filosofia e non tarderà a rivestire un ruolo di rilievo tra i ranghi del gruppo. (recensione da MYmovies.it)
scheda film MYmovies.it
20 Agosto – Rata Nece Biti!

“Rata Nece Biti!” è una bellissima testimonianza della vita in Bosnia a più di dieci anni dalla fine della guerra. Che cosa resta, oggi, tra i sopravvissuti, oltre a migliaia di croci bianche e ad altrettanti corpi ancora da riconoscere e seppellire?
Il racconto si snoda attraverso l’incontro di diversi personaggi – uno studente, un ex combattente bosniaco, un professore di storia serbo, una donna musulmana, uno che ha fatto l’infermiere durante il conflitto – e la visita ad alcuni luoghi simbolo della guerra, non solo Sarajevo, ma anche Srebrenica, Tuzla, il fiume Drina, nel quale i serbi, sprezzanti, abbandonavano i corpi di tante vittime innocenti, gridando “Buttate il turco ai pesci!”.
Il film colpisce, non lascia indifferenti; pur conoscendo poco delle cause e ragioni storiche del conflitto, se ne riesce a percepire la drammaticità, l’effetto devastante, il senso di vuoto che esso ha lasciato. Una visione necessaria, urgente, per interrogarsi e riflettere su uno dei periodi più sanguinosi della storia europea, consumatosi a pochi passi da casa nostra.
Alla fine della proiezione una testimonianza di Edvige Ricci, coordinatrice del progetto “Adopt Srebrenica”
scheda film
Adopt Srebrenica
21 Agosto – PA-RA-DA

Romania, 1992. Tre anni dopo la caduta del regime di Ceausescu Miloud Oukili, clown di strada francese di origini algerine, giunge a Bucarest. Qui si trova di fronte a una realtà terribile. Centinaia di bambini dai tre ai sedici anni vivono nel sottosuolo della città, sopravvivono grazie a furti, accattonaggio e prostituzione. Si tratta di bambini scappati da squallidi orfanotrofi o da altrettanto deleterie situazioni familiari. Miloud ha un sogno: vincere la loro indifferenza a tutto (causata anche dai vapori di colla o di vernici che inalano come droga). Ci riesce con lavoro lungo e faticoso conquistandone la fiducia e trasformandoli in artisti di strada che oggi sono noti in tutto il mondo. (da MYmovies.it)
scheda film MYmovies.it
Enzo Baldoni racconta il suo incontro con Miloud Oukili (documento)
22 Agosto – This is England (inedito in Italia)

Inghilterra 1983. Shaun è un dodicenne spesso irriso dai compagni di classe. Al momento delle vacanze estive il ragazzino entra a far parte di un gruppo di skinhead, che lo prendono sotto la loro ala protettiva. In questo paesino della provincia inglese Shaun crescerà con i nuovi amici, tra Dr. Martens e contraddizioni, in un periodo difficile per la nazione coinvolta nella guerra delle Falkland. (da MYmovies.it)
scheda film MYmovies.it
Musiche dal film: Ludovico Einaudi (Dietro casa), Gravenhurst (Nicole) , Clayhill (Please Please Please Let Me Get What I Want)
23 Agosto – Ti ricordi di Dolly Bell?

Scritto da Abdulah Sidran e ambientato a Sarajevo nei primi anni ‘60, è la storia dell’educazione sentimentale del sedicenne Ziolja (S. Stimac) e del suo rapporto con il padre (S. Aligrudic, memorabile) che, morendo, lascia in eredità la sua ingenua fede nel marxismo, nella Iugoslavia socialista e nel proprio presente. Ma in questo film corale dell’esordiente E. Kusturica, croato musulmano – insignito a Venezia 1981 con il Leone d’oro per l’opera prima e altri 2 premi – contano anche il conflitto tra il comunismo ortodosso e il desiderio di novità (espresso con la fissazione dell’ipnosi), il trapasso verso la società dei consumi in una Sarajevo dei sobborghi, abitata da una gioventù povera, il contrasto tra il vecchio e il nuovo nei costumi con risvolti sugli usi musulmani. Fa da Leitmotiv musicale la canzone “24 000 baci” cantata da Celentano. La Dolly del titolo è una spogliarellista di Europa di notte di Blasetti, proiettato in Iugoslavia nel ‘62: il 1° film con donne nude che vide il pubblico iugoslavo. Qua e là per l’Europa è esistito un imperialismo culturale italiano. Un po’ straccioncello. (da MYmovies.it)
Alla fine della proiezione presente Piero Del Giudice, per presentare il suo recente libro (Romanzo Balcanico) proprio sulla figura di Abdulah Sidran.
scheda film MYmovies.it
Romanzo Balcanico